lunedì 20 dicembre 2010

Desiderio - Desire


Acrilici e Grafite su Tela - Acrylic and Graphite on Canvas

100 x 80 cm

2010


Il desiderio umano di ottenere la libertà, emozione necessaria per l'uomo, in quanto capace di renderlo appagato e sgombro da ogni frustrazione. La figura di "Desire" è l'attestazione di quanto sia irrinunciabile questa condizione sociale. La posizione del corpo, l'espressione del volto, sono elementi che dimostrano quanto sia angosciante l'esistenza priva di questa componente.





In “Desire”, Giallombardo rappresenta un inarrestabile e testardo desiderio di libertà, condizione assolutamente necessaria, nonché presupposto primario ed indiscutibile, che ci garantisce la possibilità di vivere, degnamente e con pienezza, una vita meritevole di essere definita tale.
Un uomo, dal corpo nudo, privo di difese ed arrendevolmente stanco, poggia le mani sulla gelida parete, rappresentante le spietate ed invalicabili mura della sua prigione.
Rabbioso, ma ormai finitamente impotente e drammaticamente avvilito, guarda alla sua sinistra, verso l’abbagliante fascio di luce, che mette in risalto la lacerante sofferenza che lo tormenta, per la mancata e tanto agognata libertà, che non riesce a raggiungere, conquistare, vivere.
Nella lettura del seguente dipinto, riusciamo a reperire due elementi chiave, costituenti degli esplicativi coadiuvanti interpretativi.
Il primo è l’occhio del protagonista, che ci appare semichiuso, ancor meglio "strizzato", ridotto ad una sottile fessura, accecato dalla forte luce ed, ormai, agonizzante, come a voler sottolineare l'insostenibile stanchezza che affligge l'uomo.
Il secondo elemento, invece, lo rileviamo nella posizione del corpo e nella relativa contrazione dei muscoli, che denotano un notevole sforzo fisico, causato da questa spossante e snervante lotta, che l’uomo ha sostenuto, seppur invano, prima contro sé stesso e poi contro il mondo, per riuscire ad ottenere la sua amata libertà.
Decisamente ambigue e surreali, inoltre, sono le ombre che l’artista toscano riporta sul muro.
Una, in particolar modo, attira maggiormente la nostra attenzione, ed è quella posizionata obliquamente, nella parte superiore del quadro.
Sembrerebbe una sorta di imperfetto ed arcano rettangolo, che, quasi a mo' di calamita, attira l'uomo alla parete della sua prigione.
La saggia ed arguta scelta dell’usufruire del binomio cromatico del bianco e nero, per quanto concerne la colorazione del dipinto, non fa altro che assicurare ulteriore pathos all’opera, andando così ad enfatizzare, con coinvolgente intensità, il fortissimo bisogno di libertà, che travolge il protagonista dell’opera.



Prof.ssa Manuela Torre

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